Oggi ero qui: racconto di un Gay-pride a Piazza Taksim

June 28, 2015

Mi chiamo Giulia, ho ventiquattro anni e studio per diventare ostetrica.

Quando si è prospettata la possibilità di fare un tirocinio all’estero, ho scelto di farlo in Turchia, affascinata da Istanbul. Ho trovato una città bellissima, ma piena di contraddizioni, di lacerazioni che sono incarnate anche da chi oggi ha vent’anni. Personalmente, ho avuto la fortuna di vivere più con persone dalla mentalità aperta, ma mi sono anche scontrata diverse volte con la realtà tradizionalista e conservatrice.

Il tutto, in un contesto di regime che, dopo oggi, chiamo fascista e la cui polizia, sempre dopo oggi, chiamo terrorista.

Io, oggi, ero qui. Non c’è bisogno di spiegare perché una ragazza eterosessuale voglia andare a un gay pride (o almeno mi auguro), ma forse c’è bisogno di spiegare realtà come queste a chi pensa al gay pride come unamanifestazione di frivoli fenomeni da baraccone.

 

 

Nel 2015 la repressione di un corteo pacifico, la repressione di un corteo di omosessuali in quanto tale, è decisamente ancora possibile: la polizia ha chiuso noi manifestanti in piazza Taksim impedendoci di sfilare. Nessun manifestante ha attaccato gli agenti, ma gli agenti hanno attaccato noi, gente che ballava, rideva, fischiava e intonava cori su diritti di ogni essere umano. 

 

Oggi, 28 giugno 2015, ho visto per la prima volta con i miei occhi poliziotti caricare persone disarmate, sono stata quasi colpita da una delle tre camionette con i cannoni ad acqua, ho respirato il fumo delle bombe a gas, mi sono dovuta nascondere nel bagno di una caffetteria con altre cinque ragazze per la paura di essere colpita da uno dei proiettili di gomma oppure presa, picchiata e arrestata.

 

Ho parlato con due ragazzi transessuali, uno dei quali piangeva perché se mai la polizia lo avesse preso sarebbe stato arrestato con l’accusa di prostituzione: se ti “travesti”, sei sconveniente, allora vendi sicuramente il tuo corpo. 

Lascio a voi qualsiasi riflessione e spero ne facciate…tante… io sono ancora troppo scossa, arrabbiata e disgustata.

 

giulia ranzani,

membro dell'associazione partecipazione

 

 

 

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