Ilva di Taranto: Le parole di chi l'ha vissuta

May 18, 2012

Intervista a Francesco, attivista tarantino in lotta contro lo stabilimento.

 

Francesco, tu sei uno degli attivisti in prima linea nella battaglia contro lo stabilimento Ilva di Taranto. Spiegaci bene: di cosa si tratta?

Il principale problema dello stabilimento Ilva contro cui combattiamo è quello della diossina, perché all’interno c’è un inceneritore che è acceso dalla mattina alla sera, 24h su 24; non smette mai di fumare, è una grossa sigaretta che non finisce mai, fuma sempre e produce diossina. Questa poi va a depositarsi sull’erba e sulle case di chi abita nelle vicinanze, soprattutto chi vive nel Rione Tamburi di Taranto che è quello più vicino, a differenza di altri quartieri; infatti, se si passa dal Rione Tamburi si può vedere cosa c’è: schifo. Quando c’è vento forte, come oggi, questi residui minerali vanno a finire sulle finestre e sui tetti delle case che vengono colorati, letteralmente colorati, e da neri diventano rosa, c

ome anche le tombe dei cimiteri (che diventano completamente rosa); inoltre il problema della diossina sull’erba è anche una questione alimentare, perché il bestiame che mangia quell’erba viene poi macellato, e noi mangiamo quella carne. Colpiti sono dunque anche gli esseri viventi, ma sottolineiamo che, più che gli uomini, sono soprattutto le donne perché allatteranno i figli e in quel latte sappiamo cosa c’è.

 

 

Il vostro obiettivo principale è dunque far chiudere questo stabilimento?

Il nostro obiettivo è principalmente far chiudere l’ilva non per noi, noi che abbiamo già respirato l’aria, i fumi e i veleni che crea questo mostro, ma per la generazione futura, per i figli dei nostri figli, e quindi impedire anche le malattie che provoca questo stabilimento con i suoi fumi. Oltre a ciò poi, sempre a causa dell’insicurezza dello stabilimento e della pericolosità delle sostanze emesse, all’interno dell’industria muoiono operai e vi sono incidenti continui. Noi puntiamo quindi anche a ciò, ma soprattutto, come ho detto, a migliorare l’aria che respiriamo perché, continuando così, si andrà sempre peggio finché non arriveremo ad una situazione nella quale a 50 anni saremo malati di tumore.

Ecco, questo è un punto chiave: quali sono i reali rischi per lasalute e se ci sono stati già casi di malattie e tumori causati da queste sostanze.

Ci sono stati bambini di 4 o 5 anni malati di leucemia e anziani morti di tumore a 60 o 70 anni, e più si va avanti così più la situazione peggiorerà; c’è un’impennata di casi di malattie leucemiche che non si arresta.

 

Quali sono le zone maggiormente interessate da questo fenomeno? Ci si ferma alla città di Taranto?

Lo stabilimento è situato in una zona che colpisce, come ho detto, soprattutto il Rione Tamburi, ma ovviamente con il vento il fumo arriva anche in altre parti, anche oltre il tarantino. Sicuramente chi vive a Foggia ne risente di meno di chi vive a Taranto, ma comunque è un problema che lo investe; ti ho indicato Foggia perché è la città pugliese più distante da Taranto, ma il problema dovrebbe interessare tutti.

Spesso però si è detto che comunque lo stabilimento Ilva è necessario e non vi sono alternative.

L’Ilva è l’industria d’acciaieria più grande d’europa, che produce più di 1/3 del materiale utile alla produzione di macchine. Riva (il gruppo proprietario dello stabilimento) è normale che dica che l’Ilva è utile e purtroppo ci sono operai che lo ascoltano perché pensano al fatto che, se dovesse chiudere lo stabilimento, perderebbero il posto di lavoro; non è assolutamente vero perché, anche se ciò avvenisse, gli operai lavorerebbero per altri 20 o 30 anni per smantellarlo. Stiamo quindi cercando anche di far cambiare idea a queste persone. Dai piani alti, invece, alle nostre proposte di alternative più sicure e meno nocive, ci hanno risposto più volte, ormai da anni, che stanno lavorando a rendere l’Ilva stesso più sicuro. Promettono e promettono invece sempre punto e daccapo: non cambia mai niente.

 

 

 

 

Presto però i vertici delle amministrazioni dello stabilimento Ilva dovranno fornire spiegazioni alla magistratura. A che punto siamo in questo senso?

La giustizia è lenta, ma non perdiamo la speranza. Il 30 marzo si è tenuto l’incidente probatorio in Tribunale, a Taranto, e sembra ci siano passi avanti, nonostante i loro passi li stiano facendo anche dall’alto lato; pensa addirittura che, durante le manifestazioni di quella giornata, ci siamo trovati di fronte agli operai dell’Ilva. Due presidi paralleli: noi, i ragazzi di Taranto che tengono al futuro della città, e loro, gli operai dell’Ilva che ci tengono al loro lavoro. Sai qual’è stata la notizia conclusiva? Per loro la giornata di presidio è stata pagata da Riva come una giornata lavorativa. Riva farebbe di tutto.

 

Parli spesso di “noi”: chi siete, da chi è composto questo gruppo di lotta?

Ovviamente ci sono i tarantini, per lo più ragazzi dai 17 ai 25 anni che sono molto attivi perché non ce la fanno più a sostenere questa situazione e vogliono rimediare a quello che hanno fatto i nostri genitori. Vogliamo rimediare a quello che hanno fatto i nostri genitori: hanno consentito di far aprire l’ilva. Abbiamo iniziato con poche persone, ma adesso ci stiamo muovendo di più, adesso ci stiamo svegliando pian piano.

 

Probabilmente l’adesione potrebbe aumentare se aumentasse l’informazione in merito al problema?

Sicuramente, perché ora come ora è molto difficile informare e diffondere notizie. Sui giornali non se ne parla, in televisione pochissimo: alcuni giorni fa su Tv7 alle 11:30 c’è stato un servizio di 13 minuti sull’Ilva ed ha parlato anche l’attore Michele Rondino, contrario allo stabilimento, ma l’informazione è stata comunque breve, rara e la notizia poco sviluppata.

A proposito di personaggi noti contro l’Ilva: il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, ha annunciato che correrà per la candidatura di sindaco di Taranto alle prossime elezioni. Come hai reagito tu alla notizia?

Bonelli si occupa della vicenda ecologica di Taranto da anni e si è candidato proprio perché ha avuto un appello dal gruppo Eco di Taranto, quindi sono contento abbia accettato di candidarsi, perché potrà cambiare le cose davvero.

 

Insomma, la battaglia è dura ma non vi arrenderete.

La speranza c’è; non ci facciamo buttare giù, però sappiamo chi c’è dall’altra parte della linea. E’ una battaglia dura, ma non c’è alternativa.

 

 

 

 

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