L’Associazione culturale “Partecipazione” ha avviato a Reggio Emilia, il 4 novembre 2013, un doposcuola gratuito per ragazzi e ragazze delle scuole medie. Il doposcuola si svolge illunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 18, presso la scuola media “Marco Emilio Lepido”; accoglie studenti con problematiche di vario genere: difficoltà nell’apprendimento, disagi comportamentali e relazionali, ostacoli legati alla conoscenza della lingua italiana.

Il progetto si regge interamente sull’impegno volontario di una decina di membri dell’associazione e si basa sulla convinzione che ognuno abbia il diritto di avere possibilità concrete di autodeterminarsi, a prescindere dalla propria condizione economica e dalla provenienza geografica, sociale, familiare e culturale.
 
Nel caso dei ragazzi, uno dei diritti fondamentali è l’accesso allo studio, inteso nel senso più ampio del termine, ossia come possibilità di formarsi. E la possibilità di studiare e formarsi, per un ragazzo, significa molte cose: una scuola pubblica a cui avere accesso gratuitamente; un ambiente sano e accogliente; la disponibilità di libri, di materiale didattico e di supporti necessari all’apprendimento: supporti che devono ovviamente variare a seconda delle difficoltà specifiche di ognuno, che siano legate alla lingua, all’apprendimento, o problemi di altro genere.
 
Alcuni di questi aspetti non possono essere garantiti da noi, ma su altri possiamo per lo meno incidere. Come associazione, come cittadini e come esseri umani riteniamo particolarmente importante investire le nostre energie nel garantire –anche solo in minima parte, anche solo ai pochi ragazzi a cui riusciamo ad arrivare– la possibilità di formarsi, soprattutto nel contesto di questi ultimi anni, che vedono una scuola pubblica sempre più impoverita, deprivata, presa d’assalto dalle varie riforme che da un lato tagliano risorse, dall’altro rendono il mestiere di insegnante sempre più frustrante e precario, in ogni senso. A rimetterci, come sempre, sono in primo luogo i ragazzi; a perderci, in senso lato, siamo tutti.
I bambini e i ragazzi hanno il diritto di essere affiancati da adulti che, oltre a guidarli nel percorso, siano lì a ricordare loro i motivi per i quali lo studio e la scuola sono e saranno fondamentali per la loro vita, che spieghino loro che la cultura e la formazione sono le più importanti difese che avranno contro la discriminazione, le sole che li renderanno davvero eguali e liberi. I ragazzi e la scuola hanno bisogno di questi adulti: adulti che insistano, che non gettino la spugna nemmeno di fronte ai soggetti più problematici, nemmeno di fronte ad atteggiamenti arroganti ed insolenti, o a quei casi che vengono ritenuti “senza speranza”. Perché lo studio è un diritto di tutti –lo stabiliscono la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la Costituzione italiana– e perché ne va della salute della società di oggi e di domani, e dunque di tutti noi.
Per questi motivi, abbiamo voluto accogliere tutti, anche quelli che hanno fatto richiesta in un secondo momento. Il numero di ragazzi è cresciuto in modo esorbitante rispetto alle aspettative iniziali: da 16 a 37. Ciò ha implicato alcune difficoltà nel reperire volontari e nell’organizzazione, ma abbiamo anche incontrato e guadagnato persone nuove che si sono messe in gioco con impegno, anima e costanza.
Posto che i primi mesi sono sempre da destinarsi all’assestamento, in questo periodo iniziale è già stato fatto un bel collaudo. Abbiamo iniziato a conoscere i ragazzi, il che ci ha permesso di cominciare a strutturare gli interventi in modo più mirato, per andare incontro ai bisogni specifici; in questo è stato fondamentale anche il confronto con gli insegnanti e con la scuola, che si è dimostrata un esempio ormai raro di dedizione, serietà e reale interesse per i ragazzi.
Non è semplice lavorare tanto sul gruppo quanto sul singolo, intervenire sulle dinamiche collettive e sul rispetto reciproco, capire le difficoltà specifiche di ognuno e individuare le modalità migliori per superarle; abbiamo ancora bisogno di un po’ di rodaggio e di tanta pratica. Ma ogni nostra energia è orientata in quella direzione, preferendo soffermarci anche mezz’ora o più a discutere tutti insieme di problemi, atteggiamenti, temi emersi di volta in volta, piuttosto che imporre un punto di vista, la propria voce o, peggio, una punizione.
 
Questo con lo scopo che anima tutte le attività del doposcuola -che comprendono studio a piccoli gruppi, momenti di convivialità e riflessione collettivi, attività ricreative come cucina, sport, disegno, proiezione di film e successiva discussione-, di abituare i ragazzi a ragionare con la propria testa, condividere gli strumenti per essere autonomi, nello studio quanto nella vita (in una parola: autodeterminarsi), e capire da sé come stare bene insieme senza dover dipendere da una sgridata, nel rispetto dell’altro e di regole condivise.
In generale, siamo molto contenti dell’affluenza e della partecipazione al doposcuola. I ragazzi costituiscono un bel gruppo; nonostante le numerose difficoltà che tutti loro vivono -e che si riflettono naturalmente nella risposta comportamentale- hanno dimostrato sensibilità e resilienze che più di una volta ci ha sorpreso e fatto riflettere, e che stiamo cercando di valorizzare e rafforzare.
Per questi motivi, nonostante non manchino momenti in cui risulta assai difficile “coordinare l’orchestra” – per dirla alla Pennac nel libro Diario di Scuola -, gestire l’alternanza di caratteri ora forti da contenere, ora introversi e taciturni da incentivare, possiamo sempre far affidamento su un entusiasmo condiviso, da studenti ed educatori.
Il viaggio continua..

 

doposcuola solidale

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